David di Donatello, storia di una statuetta

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Avete già nostalgia di Red Carpet e look patinati? Preparate i telecomandi perché il tappeto rosso arriverà in Italia il 27 Marzo per la cerimonia di premiazione del David di Donatello: la risposta tutta italiana alla statuetta d’oltreoceano.

Cosa ci piace di questa premiazione? Bè per prima cosa la sua storia: arrivata alla sua 61esima edizione è una cerimonia che nasce a metà degli anni 50, quando in Italia assieme alle case si cercava di ricostruire la cultura. 

L’Open Gate Club di Roma era un piccolo circolo istituito per gli stranieri affascinati dalla bellezza della capitale: il suo simbolo era una porta che si apriva, come a voler accogliere tempi nuovi.

In questo clima di rinnovamento e condivisione il club decise d’istituire una rassegna di opere tutte italiane per mostrare agli stranieri la storia del bel paese.

L’iniziativa trovò subito l’apprezzamento del pubblico che iniziò a manifestare l’esigenza di esprimere il proprio giudizio sulle pellicole in programmazione. Si cominciò così a distribuire agli spettatori un cartoncino su cui scrivere il proprio parere sui film in mostra.

Fu poi Italo Gemini, allora presidente dell’Associazione Generale Italiana dello Spettacolo rimasto affascinato dalla cerimonia degli Oscar ad Hollywood, che decise di dare nuova vita alla manifestazione, pensando di istituire un premio da assegnare a fine stagione alla miglior pellicola.

Nacque così assieme all’Accademia del Cinema Italiana, la piccola statuetta del David, commissionata per la prima volta in oro massiccio a Bulgari e assegnata nel suggestivo Teatro Fiamma di Roma.

Oggi le statuette sono diventate 21, a cui si aggiungono il Premio David per il cinema dell’Unione Europea e il Premio David per il cinema straniero, oltre al David Giovani e al premio per il miglior cortometraggio.

Quest’anno in gara, assieme alla voglia di fare un cinema nuovo e fresco, troviamo molti film dalle tematiche impegnative: spiccano La Pazza Gioia di Virzì, su una comunità di donne affette da disturbi mentali, Indivisibili di Edoardo De Angelis, storia di due gemelle siamesi trattate come fenomeni da baraccone e Fai bei sogni di Bellocchio, riproduzione dell’omonimo romanzo di Gramellini, sul percorso interiore per superare il dolore dell’abbandono.

Se come me siete ancora alla ricerca del vostro titolo per cui fare il tifo, vi consigliamo di dare un occhio ai candidati sul sito ufficiale del David.

Se invece avete già deciso, vi ricordiamo che, come diceva il maestro del cinema René Clair, è facile fare dei film che piacciano alla critica ed è facile fare dei film che piacciano al pubblico, cioè che è difficile è fare film che piacciano alla critica e al pubblico. Vediamo questa volta che succede.

Foto Copyright: amica

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